Elezioni Amministrative a Marino: GLOSSARIO DI FASE

di Paolo Tralizzech

Con i nuovi meccanismi elettorali, spesso si rischia di sopravvalutare, o sottovalutare, o, comunque di non tenere nella giusta considerazione che il contenuto e la visibilità per la campagna elettorale, non possono – sia per una questione etica, sia per una questione pragmatica -essere distinti dai contenuti politici delle scelte che sottostanno ai programmi, agli uomini e alle donne che saranno eletti in consiglio comunale, e a chi, da Sindaco dovrà guidare la città.

Sembra una cosa “scontata” ma non è così. Ci sono partiti e/o liste, e/o coalizioni che interpretano tutto in funzione della vittoria. E’ un errore madornale, in genere. Lo è esponenzialmente ancor di più a Marino. E’ un errore perchè se la materia è viva, come dimostra di esserlo l’arte di amministrare, di svolgere una funzione sociale a soddisfacimento del bene pubblico e della collettività; questa stessa materia, l’esercizio del governo cittadino, non è un trofeo da conquistare dopo una prova muscolare. Al contrario è una opportunità condivisa per attuare scelte rese note.

In tal senso, con lo schifo prodotto dalle giunte di centrodestra. Con l’ubriacatura dimostrata nel perseguire vittorie (non a caso interrotte e riprese per soddisfare desideri para-politici e comunque personali di aspirazioni di scalate più o meno riuscite) è anche la parte politica che più di ogni altra in questo frangente, storico, sociale, politico e amministrativo, ha dalla propria solo una scelta. Quella di avere e presentarsi con un profilo basso, senza scoppiettii, rinunciando perfino alla propria faccia. Quasi fossero un’altra cosa. Questo può essere fatto con dignità, diciamo che qui ci sarebbe una vasta gamma di opzioni: dignità col ritiro di chi era in prima fila; dignità con comportamenti sommessi; dignità nel riconoscere giusto, fin da subito, che l’unico ruolo “meritato” in questa fase è una opposizione autorigeneratrice. Invece, dalle prime avvisaglie, si scorge, un nascondersi per mistificare; e, in virtù di ciò riproporsi come “nuovi” sulla scena. Per non dire di alzate di scudi palozziane, degne di altre fantasie oggi non proponibili. “Nui simme seri!!” direbbe il Principe. Quindi, in una rappresentazione realistica delle forze in campo, c’è poco da aggiungere: la destra è nella impossibilità di presentarsi per una “vera corsa al governo della città”. Come se non bastasse, e non smetteremo di ricordarlo in campagna elettorale, pena una sciocca rimozione psicologica collettiva, non è che la magistratura cacciando uomini della destra condannati ha dato un bonus per la volta successiva! Semmai è il contrario: quelle condanne (giudiziarie ma che sono di totale spessore politico amministrativo) sono una espulsione dal campo!

In campo si propongono i grillini. Il M5S a Marino, ha nè più nè meno gli stessi pregi e difetti che nel resto del Paese. Spesso brave persone. Spesso buone proposte. Poi, l’impiccarsi al “gioco in solitaria”. Cosi chè la montagna che hanno a disposizione, quasi sempre, se capita, partorisce un topolino. Decine di mozioni, risultato un topolino. Grandi proclami, assemblee non oceaniche, ma ciò che conta un “marchio” Grillo che tira. Che possono in questa fase a Marino? Secondo una semplice logica che voglia tener conto della tipologia delle elezioni amministrative come si svolgono oggi, il correre da soli, facilita per avere le briglie sciolte dal rispettare opinioni al di fuori del movimento, ma castra qualunque possibilità di “richiesta di aiuto”. Per questo alla fine, davvero non perseguendo con metodologia e serietà il governo della città, tentano un grande bluff. Fatto di due opzioni: abbaiare alla luna con buona possibilità di dire “siamo arrivati due”. Oppure, addirittura scommettere su un eventuale esito di ballottaggio. Ecco, non è affatto etico, nel profondo, pensare di avere una dotazione di soluzioni buone per il governo, per la città, per i cittadini, e, invece di verificare quali e quanti poter realizzare di questi proponimenti con una certa dose di sicurezza; scegliere di giocare tutto nella roulette del ballottaggio eventuale! E’, eticamente, prima che politicamente, sbagliato e contro i cittadini a cui ci si appella.

C’è poi un mare magnum, di singoli, che anche quando associati, restano singoli, individuali, monocrazie che si beano di specchi e che sono tendenzialmente finalizzate ad una sorta di “mercato di secondo livello”. Nel caso di ballottaggio, pronti a soccorrere il favorito di turno. Ecco, per costoro, non spendiamo altre inutili righe di commento.

Infine c’è, con l’immagine di Geli Korzhev che risolleva la bandiera, un alveo ampio di forze che sono generatrici, o figlie, o dispersi ritrovati, che per semplicità annoveriamo di centro sinistra; le quali forze, siano essi partiti o liste, hanno maturato una decisione che è figlia di riflessione e scontro politico duro e pubblico. Ognuno ha potuto vedere che non ci si è fatti a brandelli, nella polemica politica, tra chi è degno e chi no. Neppure si è acuito alcun scontro tra cementificatori e no, per dirne una. Perchè il nodo vero, lo scontro, ora risolto, è stato eminentemente politico. Il PD doveva riconoscere alcuni errori compiuti (nei confronti degli alleati). Alcuni spezzoni dell’area socialista dovevano riconoscere alcuni errori nel sostenere le giunte trascorse. La sinistra radicale doveva riconoscere che da soli con la sola giusta parola d’ordine non si ottenevano risultati. Tutto questo sta avvenendo. Quindi il PD marinese e la coalizione di centro e sinistra sono oggi i veri accreditati, non tanto a vincere una competizione, quanto a poter essere sostenuti, scelti e condivisi per governare la città. Ci sarà chi si sfila. Ma il messaggio, che è il contenuto, che questa ritrovata unità politica può presentare alla città dopo lo sconquasso della destra e con la sterilità del M5S, è che finalmente cacciare la destra e tornare a fare buona amministrazione è possibile. Ed è possibile con chi nei decenni ha messo Marino al centro di ruoli trainanti culturali ed economici nei Castelli romani. Possiamo tornare a svolgerlo, dice questo centro sinistra ampio.g

 

 

 

 

 

 

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Ecco Marino! Utilità in prossimità delle elezioni amministrative a Marino.

di Tito-Tolerus
fieniliIl cielo sopra Marino non il cielo di Marino. E’ il cielo che copre, avvolge e protegge fino dove l’orizzonte si lascia scrutare dall’occhio umano. Quindi, empiricamente da un minimo di 4,5 chilometri a circa 200 chilometri. Questo ci fa ben comprendere che, parlare di un singolo luogo, in questo caso Marino, implicitamente ci spinge a parlare di Ciampino, dei Castelli romani, di Roma e dell’intera regione Lazio. Ma, oltre un criterio che potremmo definire oggettivo, come quello dello sguardo d’orizzonte; ce ne può essere un’altro di natura sociale. Infatti è chiaro che il nostro interesse, di ognuno di noi, fatti salvi il piacere e il diritto di godere dei paesaggi, non è solo lo sguardo d’insieme, ma, piuttosto, lo sguardo indagatore, in cerca di conoscenza circa gli aggregati sociali costruiti dagli uomini e dalle donne. Quindi osserviamo le città, le infrastrutture, i siti produttivi, nell’agricoltura e nell’industria, o nella evoluzione organizzativa del terziario cittadino come è nelle società complesse e moderne. Questa osservazione ha alla base una “lettura”. Una lettura che è sociale, quindi economica, quindi culturale. Ecco allora che il cielo sopra Marino, pur non essendo solo il cielo di Marino, ci consente, se teniamo insieme tutto quanto descritto fino ad ora, di guardare da vicino la società, l’economia, la cultura e quindi la politica a Marino, senza essere dei banali “municipalisti”. Perchè il campanile dà appartenenza, ma un nucleo, una cellula, immessi in un organismo molto, molto più grande cosa possono se non interagiscono, si raffrontano, si misurano, si attivano complemtariamente con esso?
Il suolo, sopra e sotto Marino ci dona cose spettacolari ed anche qualche schifezza. E’ spettacolare che tanti segni del passato siano disponibili per noi sopra il suolo del territorio marinese. Vale per le attività collegate con la natura come la secolare coltura della vite. Vale per i monumenti, pubblici e privati, giunti fino ai nostri giorni e più o meno utilizzati: ville, giardini, palazzi. Tracce di medioevo, di tardo rinascimento e  di barocco. Tracce rarissime, come il Mitreo del secondo secolo d.C., o come gli archi dei Carceres di Bovillae. Ma vale anche per quanto di conosciuto o non ancora indagato è al di sotto del suolo marinese. Le zone archeologiche, lontano dall’ipotesi di volerle “individuare” solo in prossimità del tracciato della Regina Viarum (Appia Antica), sicuramente coprono una grandissima vastità di territorio marinese. Insieme a questi lasciti ci sono poi una serie di interventi, per lo più moderni, che se da un lato si spiegano con quella connessione vicinissima con le zone territoriali, e quindi con le popolazioni che hanno vissuto a Roma, in cerca di spazi e risposte nuove alle attività abitative, economiche, imprenditoriali, ciò non di meno, ha causato, in alcune scelte il dono di schifezze sul territorio marinese.
Ora, in presenza di uno spessore culturale che si è diffuso negli ultimi decenni tra le popolazioni, quindi anche in quella marinese; in presenza della capacità di innervare i residenti autoctoni, di pura origine marinese, con immigrati da Roma, il che equivale spesso a immigrati da ogni parte del Paese per la composizione eterogenea di cui è composta la capitale d’Italia. Per non aggiungere, negli ultimi anni, la presenza di forti comunità, comunque minoritarie all’interno della società, di immigrati provenienti da altre Nazioni. Tutto ciò offre, mette a disposizione, di tutti i residenti, di tutte le persone che hanno avuto o abbiano voglia di misurarsi con la organizzazione e la cura della nostra società, un bagaglio oggettivo per essere in grado di dividere ciò che va annoverato nelle cose da cancellare per il futuro; quelle che vanno corrette fortemente; quelle che vanno sostenute e incrementate. In ogni campo: dal campo naturalistico-paesaggistico-agricolo; a quello dell’organizzazione urbana; a quello dell’artigianato e dei servizi. Per non dire il ruolo specifico che spetta alla grande organizzazione pubblica circa i servizi primari, i servizi sociali, le riconversioni di strutture, infrastrutture e servizi complessi. Tutto ciò, appunto, grazie alla chiave di lettura e alle risorse culturali a disposizione in modo diffuso, è possibile sceglierlo, organizzarlo, goderne i frutti. Tutto passando tramite questa grande opzione culturale collettiva.
Qui interviene, e non può essere diversamente, il ruolo sociale e politico del passaggio necessario. Per intenderci e semplificare: socialmente non è più possibile sottostare ad un “vero e proprio ricatto” di una forte presenza di attività economiche connesse con l’edilizia, lasciando come unica via d’uscita (lavoro, benessere ecc.) l’espansione urbanistica. Sia perchè sono mutate le condizioni oggettive del resto del cielo attorno a Marino, sia perchè la “scorciatoia” dell’espansione edilizia darebbe veri frutti solo a pochissimi ricchi. Al contrario, quello spessore culturale che è patrimonio di tutti, oggi, va utilizzato anche e proprio da quel settore dell’edilizia che offrendo la giusta via d’uscita (lavoro, benessere ecc.) punta e si misura con le riqualificazioni urbane, con la rigenerazione e così via. Ci saranno meno picchi di ricchezza, ma ci sarà la possibilità estesa per molti operatori (piccoli imprenditori, artigiani) e nessuno squalo. Questa scelta “sociale” che, come si vede è anche urbanistica e ambientale, ha la possibilità di realizzarsi in un modo semplice. Con una politica, in questo caso una politica amministrativa che scelga questo indirizzo sopra detto, invece del vecchio.
Le parole stanno a zero. Occorre ridare forza alla politica che si manifesta con i modi semplici e conosciuti dai cittadini: dire cosa si vuole fare, dire come si attuano i controlli di cosa si vuole fare, dire chi dovrebbe attivare i programmi scelti. Cancellare le appartenenze per indossare altri abiti, equivale a mascherarsi. Si maschera chi si vergogna, chi non vuole essere riconosciuto, chi ha la coscienza sporca. Quindi fa bene chi si espone col proprio profilo riconosciuto, con le proprie insegne, con la propria storia e le azioni che può attribuirsi. Questa è politica sana. C’è chi lo fa con l’organizzazione di Partito, c’è chi lo fa con la struttura organizzata di una Lista. Sicuramente è deleterio, non svolge una sana politica chi camuffa, con fare titubante non dice chi è, o, addirittura si presenta sulla scena come “il supernuovo”. Ecco, i nuovismi, che sono sempre state meteore, non hanno mai lasciato traccia che sia diventata pietra di paragone. Semmai hanno lasciato traccia come esempio negativo. Questo non per scoraggiare qualche nuovo aspirante, ma per non traghettare in modo speranzoso il nuovismo che alla prima curva sbanda e rovina tutto.