Ecco Marino! Utilità in prossimità delle elezioni amministrative a Marino.

di Tito-Tolerus
fieniliIl cielo sopra Marino non il cielo di Marino. E’ il cielo che copre, avvolge e protegge fino dove l’orizzonte si lascia scrutare dall’occhio umano. Quindi, empiricamente da un minimo di 4,5 chilometri a circa 200 chilometri. Questo ci fa ben comprendere che, parlare di un singolo luogo, in questo caso Marino, implicitamente ci spinge a parlare di Ciampino, dei Castelli romani, di Roma e dell’intera regione Lazio. Ma, oltre un criterio che potremmo definire oggettivo, come quello dello sguardo d’orizzonte; ce ne può essere un’altro di natura sociale. Infatti è chiaro che il nostro interesse, di ognuno di noi, fatti salvi il piacere e il diritto di godere dei paesaggi, non è solo lo sguardo d’insieme, ma, piuttosto, lo sguardo indagatore, in cerca di conoscenza circa gli aggregati sociali costruiti dagli uomini e dalle donne. Quindi osserviamo le città, le infrastrutture, i siti produttivi, nell’agricoltura e nell’industria, o nella evoluzione organizzativa del terziario cittadino come è nelle società complesse e moderne. Questa osservazione ha alla base una “lettura”. Una lettura che è sociale, quindi economica, quindi culturale. Ecco allora che il cielo sopra Marino, pur non essendo solo il cielo di Marino, ci consente, se teniamo insieme tutto quanto descritto fino ad ora, di guardare da vicino la società, l’economia, la cultura e quindi la politica a Marino, senza essere dei banali “municipalisti”. Perchè il campanile dà appartenenza, ma un nucleo, una cellula, immessi in un organismo molto, molto più grande cosa possono se non interagiscono, si raffrontano, si misurano, si attivano complemtariamente con esso?
Il suolo, sopra e sotto Marino ci dona cose spettacolari ed anche qualche schifezza. E’ spettacolare che tanti segni del passato siano disponibili per noi sopra il suolo del territorio marinese. Vale per le attività collegate con la natura come la secolare coltura della vite. Vale per i monumenti, pubblici e privati, giunti fino ai nostri giorni e più o meno utilizzati: ville, giardini, palazzi. Tracce di medioevo, di tardo rinascimento e  di barocco. Tracce rarissime, come il Mitreo del secondo secolo d.C., o come gli archi dei Carceres di Bovillae. Ma vale anche per quanto di conosciuto o non ancora indagato è al di sotto del suolo marinese. Le zone archeologiche, lontano dall’ipotesi di volerle “individuare” solo in prossimità del tracciato della Regina Viarum (Appia Antica), sicuramente coprono una grandissima vastità di territorio marinese. Insieme a questi lasciti ci sono poi una serie di interventi, per lo più moderni, che se da un lato si spiegano con quella connessione vicinissima con le zone territoriali, e quindi con le popolazioni che hanno vissuto a Roma, in cerca di spazi e risposte nuove alle attività abitative, economiche, imprenditoriali, ciò non di meno, ha causato, in alcune scelte il dono di schifezze sul territorio marinese.
Ora, in presenza di uno spessore culturale che si è diffuso negli ultimi decenni tra le popolazioni, quindi anche in quella marinese; in presenza della capacità di innervare i residenti autoctoni, di pura origine marinese, con immigrati da Roma, il che equivale spesso a immigrati da ogni parte del Paese per la composizione eterogenea di cui è composta la capitale d’Italia. Per non aggiungere, negli ultimi anni, la presenza di forti comunità, comunque minoritarie all’interno della società, di immigrati provenienti da altre Nazioni. Tutto ciò offre, mette a disposizione, di tutti i residenti, di tutte le persone che hanno avuto o abbiano voglia di misurarsi con la organizzazione e la cura della nostra società, un bagaglio oggettivo per essere in grado di dividere ciò che va annoverato nelle cose da cancellare per il futuro; quelle che vanno corrette fortemente; quelle che vanno sostenute e incrementate. In ogni campo: dal campo naturalistico-paesaggistico-agricolo; a quello dell’organizzazione urbana; a quello dell’artigianato e dei servizi. Per non dire il ruolo specifico che spetta alla grande organizzazione pubblica circa i servizi primari, i servizi sociali, le riconversioni di strutture, infrastrutture e servizi complessi. Tutto ciò, appunto, grazie alla chiave di lettura e alle risorse culturali a disposizione in modo diffuso, è possibile sceglierlo, organizzarlo, goderne i frutti. Tutto passando tramite questa grande opzione culturale collettiva.
Qui interviene, e non può essere diversamente, il ruolo sociale e politico del passaggio necessario. Per intenderci e semplificare: socialmente non è più possibile sottostare ad un “vero e proprio ricatto” di una forte presenza di attività economiche connesse con l’edilizia, lasciando come unica via d’uscita (lavoro, benessere ecc.) l’espansione urbanistica. Sia perchè sono mutate le condizioni oggettive del resto del cielo attorno a Marino, sia perchè la “scorciatoia” dell’espansione edilizia darebbe veri frutti solo a pochissimi ricchi. Al contrario, quello spessore culturale che è patrimonio di tutti, oggi, va utilizzato anche e proprio da quel settore dell’edilizia che offrendo la giusta via d’uscita (lavoro, benessere ecc.) punta e si misura con le riqualificazioni urbane, con la rigenerazione e così via. Ci saranno meno picchi di ricchezza, ma ci sarà la possibilità estesa per molti operatori (piccoli imprenditori, artigiani) e nessuno squalo. Questa scelta “sociale” che, come si vede è anche urbanistica e ambientale, ha la possibilità di realizzarsi in un modo semplice. Con una politica, in questo caso una politica amministrativa che scelga questo indirizzo sopra detto, invece del vecchio.
Le parole stanno a zero. Occorre ridare forza alla politica che si manifesta con i modi semplici e conosciuti dai cittadini: dire cosa si vuole fare, dire come si attuano i controlli di cosa si vuole fare, dire chi dovrebbe attivare i programmi scelti. Cancellare le appartenenze per indossare altri abiti, equivale a mascherarsi. Si maschera chi si vergogna, chi non vuole essere riconosciuto, chi ha la coscienza sporca. Quindi fa bene chi si espone col proprio profilo riconosciuto, con le proprie insegne, con la propria storia e le azioni che può attribuirsi. Questa è politica sana. C’è chi lo fa con l’organizzazione di Partito, c’è chi lo fa con la struttura organizzata di una Lista. Sicuramente è deleterio, non svolge una sana politica chi camuffa, con fare titubante non dice chi è, o, addirittura si presenta sulla scena come “il supernuovo”. Ecco, i nuovismi, che sono sempre state meteore, non hanno mai lasciato traccia che sia diventata pietra di paragone. Semmai hanno lasciato traccia come esempio negativo. Questo non per scoraggiare qualche nuovo aspirante, ma per non traghettare in modo speranzoso il nuovismo che alla prima curva sbanda e rovina tutto.
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